The Egyptian Military’s Holdings – Speculations.

4 Apr

Giovanni Piazzeze quotes me in the article below in http://www.pagina99.it/ (I’ve given him 3 interviews, but this is the 1st article I’ve seen) — I am not surprised by Robert Springborg’s opinion.  (He is employed at the Naval Postgraduate School in Monterey whereas I am independent, meaning my opinion is not vetted by anyone in the military’s Public Affair’s office.  I do not know if the NPS’s PAO is as invasive as the one at the U.S. Army War College (where I was)  or if the command cares as much about what is written, I doubt it).  Just know that Springborg has signed a petition asking the US to interfere in Egypt against “the coup”  & wrote disparaging articles about both Sedki Sohbi and al-Sisi (the latter based on Andrew Bostom’s FOIA request to the Army War College to obtain al-Sisi’s paper (which I’ve had here all along, pretty funny how he tries to make him seem like an Islamist in his effort to help Islamists).

Arguments that Egyptian military is so wealthy that it enacted the revolution to protect its  own holdings – well that’s the kind of argument that Jadaliyya likes. But it just does not hold up to scrutiny.  As I tried to explain to Giovanni (not included below) much of the critique of military industries is based on a general laissez-faire liberal capitalist stance in which there should be no government-owned industries as they are inherently inefficient.   However, they provide employment to thousands in Egypt.

BOZZA PAGINA MILITARI 5200 BATTUTE
Nell’Egitto paralizzato dagli attentati terroristici e dal crollo dell’economia, concetti come stabilità politica e sicurezza economica sono divenuti i capisaldi di qualsiasi dibattito. Se la responsabilità della prima ricade sull’esercito e la polizia, la seconda, almeno in teoria, dovrebbe dipendere dai capitali degli azionisti e dal coinvolgimento d’imprenditori pubblici e privati. Tuttavia, in Egitto una fetta importante dell’economia nazionale è sotto il controllo dell’esercito, slegata da qualsiasi norma generalmente applicabile agli uomini d’affari presenti nel paese. Sin dal 1952 l’esercito ha avuto un ruolo determinante. Dapprima a livello politico, con esponenti delle forze armate inseriti nelle posizioni ministeriali più importanti. Successivamente a livello economico, quando la firma del trattato di pace con Israele nel 1979 non rendeva più necessario il mantenimento di un esercito numeroso. L’effetto potenzialmente destabilizzante generato dal trattato era di lasciare molti membri dell’esercito senza un’attività lavorativa.
Così Mubarak, succeduto a Sadat nel 1981, decise di creare l’Organizzazione Nazionale per i Prodotti di Servizio, il cui fine era quello di assorbire la massa di persone estromesse dalle forze armate attraverso la creazione di entità commerciali e manifatturiere. Insieme al Ministero per la Produzione Militare e all’Arab Organization for Industrialization (AOI), formano l’ossatura attorno a cui è stato costruito l’impero economico dei militari egiziani. Molte di queste attività sono esentate dal pagamento delle tasse, ricevono numerose agevolazioni fiscali e possono essere collocate praticamente ovunque, stando a una legge approvata nel 1991 secondo cui l’esercito può requisire per motivi di sicurezza nazionale le terre di cui ha bisogno. Non solo, dunque, le aziende che producono armi e mezzi militari, ma anche le fabbriche di beni di consumo quali acqua, pasta, olio, carne, elettrodomestici, automobili ed altro ancora. Nel corso degli anni l’esercito ha esteso i propri interessi anche nel ramo della sanità, del petrolio, del gas, del cemento e del turismo.
Esistono tuttavia delle incognite sul peso dei militari nell’economia egiziana, a partire dalla percentuale del Pil generato dalle loro aziende, su cui circolano cifre comprese tra il 5 e il 40%. Proprio pochi giorni fa, il Financial Times ha pubblicato un articolo in cui il generale Mohammed Amin, capo del dipartimento degli affari finanziari dell’esercito, riferiva che la quota del Pil in mano alle forze armate non raggiungesse neanche l’1% (1,75 miliardi di dollari). Graeme Bannerman, direttore del Middle East Institute, ritiene che “solo l’11% dell’economia sia nelle mani dell’esercito”. Anche Sherifa Zuhur, esperta di questioni mediorientali e che ha avuto tra i suoi allievi anche il generale Al-Sisi, è convinta che le cifre diffuse da molti media siano esagerate “Non mi sorprenderei se le cifre menzionate da Amin fossero un po’ più grandi, ma non di molto. Probabilmente la vera ricchezza dei militari egiziani risiede nel possesso della terra e nella partecipazione di ufficiali ed ex ufficiali nella gestione d’imprese commerciali. Un fatto, questo, riscontrabile anche negli Stati Uniti, ma con una differenza sostanziale. Negli Stati Uniti gli ufficiali in pensione vengono riassunti da compagnie private, mentre in Egitto vengono ricollocati all’interno di aziende di proprietà dell’esercito stesso”. Di parere diverso è invece Robert Springborg, che ha insegnato per anni alla Naval Postgraduate School di Monterey “Non esistono numeri ufficiali perché né il governo né i militari hanno mai reso pubblici questi dati. Ritengo, però, le cifre al ribasso sottostimino il ruolo dei militari nell’economia egiziana. Tutti sanno che l’esercito è responsabile per la maggior parte dei progetti infrastrutturali del paese, oltre ad avere un ruolo fondamentale nel settore degli idrocarburi, dei trasporti e dei consumi. I soli contratti edilizi fruttano centinaia di milioni di dollari”.
Al di là delle percentuali, variabili e poco indicative poiché non ufficiali, il problema risiede nella qualità, più che nella quantità, dell’economia dei militari. Già in passato, in un articolo pubblicato su Foreign Policy, Zeinab Abul Magd, docente presso l’Oberlin College, ha denunciato l’inefficienza e il clima di corruzione attorno alle forze armate. Opinione condivisa anche dallo stesso Springborg “La gestione delle attività economiche da parte dei militari è subordinata ai rapporti di potere che intercorrono tra i suoi membri. Per questo è un sistema intrinsecamente inefficiente e corrotto”.
Mercoledì sera il generale Al-Sisi ha ufficialmente dichiarato di essere pronto a candidarsi. Se, come ci si aspetta, sarà lui a vincere, dovrà affrontare una serie di problemi irrisolti. Dagli scioperi che hanno paralizzato il paese alla svalutazione della moneta e all’aumento dei prezzi (+69% dal 2010 per ciò che concerne bevande non alcoliche e cibo). Senza dimenticare la minaccia degli attentati terroristici e i rapporti con gli altri paesi, soprattutto con gli Stati Uniti. Cambiamenti che richiedono uno sforzo corale e che il prossimo presidente, a prescindere da chi sarà, non potrà raggiungere da solo.

Now Google translator is particularly bad with the double negatives but this will give you an idea:  


In Egypt paralyzed by the terrorist attacks and the collapse of the economy, concepts such as political stability and economic security have become the cornerstones of any debate. If the responsibility falls first on the army and the police , the second , at least in theory, should depend on the capital of the shareholders and the involvement of public and private employers . However , Egypt is an important part of the national economy under the control of the army, without ties to any rule generally applicable to businessmen in the country. Since 1952 the Army has played a crucial role . First, at the political level , with members of the armed forces included in the most important ministerial positions . Subsequently, at the economic level , when the signing of the peace treaty with Israel in 1979 did not make it no longer necessary to maintain a large army . The potentially destabilizing effect generated by the Treaty was to leave many members of the army without employment.
So Mubarak , who succeeded Sadat in 1981 , he decided to create the National Organization for the Products service , whose aim was to absorb the large numbers of people driven out by the armed forces through the creation of business entities and manufacturing . Together with the Ministry of Military Production and to the Arab Organization for Industrialization (AOI) , form the backbone around which was built the empire of the Egyptian military . Many of these activities are exempt from paying taxes , they receive numerous tax benefits and can be placed almost anywhere , according to a law passed in 1991 that the army can requisition for reasons of national security of the land it needs. Not only that, therefore , the companies that produce weapons and military means, but also factories for consumer goods such as water, pasta, olive oil , meat, household appliances, automobiles and more. Over the years, the army has also expanded its interests in the field of health care, oil, gas , cement and tourism.
However, there are uncertainties about the weight of the military in the Egyptian economy , from the percentage of GDP generated by their companies , over which numbers between 5 and 40 % . Just a few days ago , the Financial Times published an article in which General Mohammed Amin , head of the department of financial affairs of the army , reported that the share of GDP in the hands of the armed forces did not reach even 1% (1, 75 billion dollars). Graeme Bannerman , director of the Middle East Institute , believes that ” only 11 % of the economy is in the hands of the army .” Even Sherifa Zuhur , an expert on Middle East issues and that he had among his pupils also the General al- Sisi , is convinced that the figures published by many media are exaggerated “I would not be surprised if the figures mentioned by Amin were a bit ‘ bigger , but not by much. Probably the real wealth of the Egyptian military lies in the possession of the land and in the participation of officers and former officers in the management of commercial enterprises. A fact that is also reflected in the United States , but with one major difference . In the United States retired officers are summarized by private companies , while in Egypt are relocated within companies owned by the military itself. ” A different opinion is instead Robert Springborg , who has taught for years at the Naval Postgraduate School in Monterey “There are no official numbers because neither the government nor the military has never made ​​this information public . However, I believe the figures downward underestimate the military’s role in the Egyptian economy . Everyone knows that the army is responsible for most of the infrastructure projects in the country, as well as having a key role in the hydrocarbon sector , transport and consumption. The only construction contracts earn hundreds of millions of dollars. ”
Beyond the percentage variables and just as indicative unofficial , the problem lies in the quality , rather than quantity, the economy of the military. In the past , in an article published in Foreign Policy , Zeinab Abul Magd , a professor at Oberlin College, has denounced the inefficiency and corruption of the climate around the armed forces. Opinion is also shared by the same Springborg ” The management of economic activities by the military is subordinate to the power relations that exist among its members . For this is an inherently inefficient and corrupt . ”
Wednesday night the General Al- Sisi has officially declared to be ready to apply . If , as expected , he’ll win , will face a number of unresolved issues . By the strikes that paralyzed the country to currency depreciation and rising prices ( +69 % since 2010 as regards non-alcoholic beverages and food). Not to mention the threat of terrorist attacks and relations with other countries , particularly the United States. Changes that require a collective effort , and that the next president, regardless of who will not be able to reach alone.

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